Ciao a tutti oggi vi porto alla scoperta di un luogo particolare anzi sotterraneo di Napoli: la Galleria Borbonica.

Questo luogo è formato da una cavità sotterranea che si estende sotto la collina di Pizzofalcone vicino al Palazzo Reale. Con decreto del 19 febbraio 1853 Ferdinando II di Borbone commissionò  un lungo traforo sotterraneo che collegasse  due luoghi, il Largo della Reggia oggi conosciuta come Piazza del Plebiscito a Piazza della Vittoria passando sotto della collina d Pizzofalcone. L’opera rientrava nell’ambito delle opere pubbliche. Il fine principale di questa galleria, tuttavia era militare: doveva costituire una rapida via di fuga verso il mare per la famiglia reale in caso di tumulti e un rapido collegamento con la reggia per i soldati acquartierati nelle caserme della città di Napoli. Il progetto  prevedeva una galleria a due corsie con due marciapiedi ai lati: i due sbocchi erano a occidente su via della Pace, proprio davanti alla caserma della Vittoria, mentre a oriente presso l’attuale piazza Carolina, dietro la basilica di San Francesco di Paola  Il tunnel si sarebbe chiamato Galleria Reale. Entrambe le corsie avrebbero assunto appellativi reali: quella che conduceva a Chiaia sarebbe stata intitolata Strada Regia, quella in direzione opposta Strada Regina. I lavori iniziarono  scavando da occidente. Lungo il percorso il traforo intercettò una rete di cunicoli e cisterne legata all’antico acquedotto fatto costruire dal nobile Cesare Carmignano al servizio della città e soprattutto di Pizzofalcone, ma anche alcune delle numerose cave, tra cui le cave Carafa, incontrate a pochi metri dall’inizio dello scavo. A comportare difficoltà al prosieguo dell’opera furono anche la morfologia irregolare del colle di Pizzofalcone e il mancato consolidamento delle ceneri vulcaniche in roccia solida. Questi fattori costrinsero a rivedere e modificare il progetto. Il tunnel dopo varie interruzioni, fu inaugurato il 25 maggio del 1855 dal sovrano, che rimase molto colpito dall’abilità dimostrata nel superare, pur lasciandole in attività, due cisterne dell’acquedotto con la costruzione di due distinti ponti sotterranei, considerati un vanto dell’ingegneria ottocentesca europea. Per l’occasione, il tunnel rimase aperto al pubblico, ignaro degli scopi militari dell’opera, per tre giorni. Tuttavia lo scavo non fu mai ultimato, in quanto fu interrotto per problemi morfologici nel medesimo anno, a poca distanza dal termine orientale, senza permettere dunque che sboccasse presso piazza Carolina. La morte del re nel 1859, e le vicende storico-politiche che investirono il suo successore Francesco II delle Due Sicilie  ostacolarono la ripresa dello scavo, che rimase così incompiuto. Il percorso fu abbandonato. Durante la Seconda Guerra Mondiale alcuni ambienti furono usati come rifugio antiaereo dal Genio militare. Furono elettrificati e forniti di brandine, arnesi da cucina e latrine: poteva accadere infatti che la popolazione dovesse restare nel ricovero antiaereo anche per molti giorni. Nel dopoguerra fino agli anni settanta, l’ambiente fu adibito a deposito giudiziario comunale e vi fu stipato vario materiale, come masserizie, moto e auto sequestrate. Inquilini dei palazzi soprastanti avevano  iniziato a usare le varie cave come discarica abusiva, gettandovi ogni tipo di rifiuto. Dal 2005 la struttura è tornata all’attenzione dei geologi che lo hanno ispezionata 

Nel 2007 furono riscoperti ulteriori ambienti e infine, dopo vari lavori di scavo e messa in sicurezza la struttura è stato aperta al pubblico nel 2010. Gli ambienti sommersi da metri e metri di detriti di vario genere sono ritornati allo stato originario, divenendo una rilevante attrazione turistica, grazie all’opera di volontari scavatori provenienti da tutte le zone della città, senza alcun contributo pubblico. Il luogo è dotato di una scenografica illuminazione; tra gli altri interventi, vi è soprattutto quello del restauro e dell’esposizione delle auto e moto d’epoca qui ritrovate. Nel settembre 2013, grazie alle continue campagne di scavo, è stato ritrovato un secondo, enorme rifugio antiaereo su più livelli al di sotto della collina di Pizzofalcone.  Dopo vari lavori, è stata scoperta una scala e il 30 gennaio 2016 il sito è stato aperto al pubblico.