La linea Mantova Peschiera collegava la città lombarda alla cittadina veronese fra il 1934 e il 1967 percorrendo la valle del Mincio. Il primo progetto per la realizzazione della linea  ferroviaria risale al 1878 ad opera del colonnello del Genio Giuseppe Benati che propose una relazione fra Roverbella e Peschiera. Diversi furono i tentativi di trovare finanziatori disposti ad assumere la gestione della linea.  Nel 1911 alcuni imprenditori francesi guidati da un ingegnere Lucien Beau, trovarono un accordo con l’amministrazione provinciale di Mantova per la costruzione della linea. Dopo che le province di Mantova e Verona e i comuni interessati avevano deliberato di versare un contributo a fondo perduto per complessive 622.200 lire, venne costituita la Società Anonima Ferrovia Mantova-Peschiera con capitali francesi e italiani. Il 7 gennaio 1913 ottenne la concessione ministeriale per la costruzione della linea, ratificato con regio decreto del successivo 13 febbraio che ne stabiliva la durata in 70 anni, ridotti a 50. I lavori iniziarono nel 1914 ma vennero interrotti a causa dello scoppio della prima guerra mondiale  che costrinse gli ingegneri francesi a rientrare nel loro paese per andare al fronte. Dopo il conflitto la società anonima fu liquidata dalle amministrazioni provinciali di Mantova e di Verona. Le amministrazioni si erano poste l’obiettivo di costruire e gestire la linea senza l’intervento di capitali privati, sperando anche in un sostegno del governo. Il 21 settembre 1921 fu costituito il Consorzio interprovinciale per la Ferrovia Mantova-Peschiera, il cui statuto fu approvato con regio decreto che  modificò il progetto originale, eliminando i ponti sul Mincio e  i lavori ripresero. Nel  1927 la linea era terminata, ma non entrò in esercizio per la richiesta di un pagamento di un canone che le Ferrovie dello Stato pretendevano per l’utilizzo del tratto della  Mantova- Sant’Antonino Mantovano in comune con la  linea Mantova Verona. La linea venne comunque utilizzata per il trasporto merci, con materiale prestato da altre amministrazioni. Il Ministero dei Trasporti nel 1932  risolse la disputa, concedendo un sussidio cinquantennale. Nell’aprile dello stesso anno  il Consorzio affidò in subconcessione la linea alla Società Anonima Esercizi Riuniti  (SAER) che acquistò il materiale rotabile dalla Breda e dalle FS. L’inaugurazione ufficiale avvenne il 13 maggio del 1934. Fin dall’inizio, la linea fu molto frequentata data l’importanza dei collegamenti, in particolare con l’asse nevralgico Milano Venezia  In seguito l’offerta fu ampliata con la possibilità di usufruire, con biglietto cumulativo, dei servizi di navigazione del lago di Garda: i battelli della società di navigazione erano in coincidenza coi treni direttamente sulla banchina della fermata terminale della ferrovia nei pressi della riva del Lago di Garda e che era denominata Peschiera Darsena. Successivamente vennero istituite corse dirette su Brescia, con fermate a San Martino della Battaglia, Lonato, e Desenzano del Garda, portando ulteriore aumento dei passeggeri ed estendendo a diciannove le corse giornaliere della ferrovia. A queste si aggiunsero le corse merci che rivestirono notevole importanza per lo sviluppo dell’economia locale. Importante fu il servizio di trasporto materiali svolto per conto del Genio Militare, i cui depositi confinavano con la linea ed erano ad essa raccordati a Monzambano , a Salionze e a Peschiera dei Garda , in località Campagnola. Tali trasporti raggiunsero il culmine nel periodo del secondo conflitto mondiale. Presso la stazione di Monzambano si attestava anche una ferrovia Decauville  con trazione elettrica ad accumulatori che faceva la spola col monte Vento e Mamaor, dove erano custoditi materiali, esplosivi e proiettili di artiglieria. Per tale motivo la linea fu pesantemente bombardata dagli alleati, subendo gravi danni. La SAER riparò la linea in maniera poco efficace e non fece alcuna domanda di risarcimento dei danni di guerra. Il 31 agosto 1947 assunse la decisione di non far più partire alcun treno. La prefettura mantovana dovette intervenire assumendo la gestione diretta in nome del Consorzio interprovinciale fino a che la linea non fu riattivata completamente. La gestione straordinaria del periodo fu in mano all’avvocato Carlo Bertazzoni, a quel tempo Presidente della Provincia di Mantova, che si preoccupò di ripristinare il materiale rotabile e di riparare la linea. Il 14 Febbraio 1948 il Consorzio Interprovinciale riassunse la gestione diretta della linea ferroviaria. Il materiale rotabile fu rinnovato. Le unità divennero note come Frecce dei due Laghi e furono impiegate anche in corse speciali rivolte ai dipendenti della società ferroviaria e ai loro famigliari e anche per gite internazionali. Dal 31 marzo 1957 grazie a un accordo con le Ferrovie dello Stato, ai convogli della Mantova-Peschiera fu consentito di percorrere la tratta Peschiera-Brescia, collegando con un servizio ferroviario diretto le due città della Lombardia. Il 7 luglio dello stesso anno, in località Prevaldesca/Massimbona avvenne l’unico incidente che mise in luce le carenze infrastrutturali della linea, priva di adeguati apparati di sicurezza e di segnalazione: si scontrarono frontalmente due convogli, causando la morte di un macchinista. Nel 1961 alla direzione del Consorzio passò l’ingegner Licinio Bonàt che prese in carico un progetto d’ammodernamento della linea. Nel 1963 la gestione della linea passò all’ Azienda Interprovinciale Autoservizi di Mantova (APAM) che interruppe nell’estate di quell’anno i collegamenti diretti con la darsena di Peschiera e la navigazione lacuale del Garda. Il Ministro dei Trasporti  con decreto 23 agosto 1966, n. 2974, decise di sostituire la linea con un autoservizio per evitare gli investimenti necessari ad ammodernarla e metterla in sicurezza, nonostante la stazione di Sant’Antonio Mantovano fosse stata dotata di apparato centrale elettrico  per far fronte al traffico che la interessava quale località di diramazione. I treni, sia passeggeri che merci, percorsero per l’ultima volta la linea il 30 aprile 1967. In contrasto con le disposizioni dettate nella relazione sulla chiusura, che prevedeva il mantenimento del tracciato e delle infrastrutture, nell’inverno 1970-71 la linea fu smantellata tra Peschiera e Marmirolo.  Il tronco Sant’Antonino Marmirolo  fu mantenuto attivo fino al 2005 in regime di raccordo merci per consentire il collegamento con le officine CIMA, successivamente Leon d’Oro. Negli anni successivi la ex linea ferroviaria è stata trasformato in pista ciclabile.